7 PUNTI IN 7 GIORNI: LA MOBILITÀ FA BENE
  • I cervelli non solo scappano ma si muovono.
    La mobilità dei saperi e delle intelligenze è parte fondamentale della crescita scientifica e quindi dello sviluppo sociale. Il sistema universitario americano non sarebbe diventato grande se non avesse accolto intelligenze come quella di Einstein, Wittengstein, Modigliani etc.
    Il problema è distinguere le “buone” fughe, quelle volontarie, da quelle obbligate dalla mancanza di opportunità.
    La mobilità, in un grande spazio come quello europeo, è un fattore positivo.
    Come si costruisce una buona mobilità giovanile che non sia solo fuga per mancanza di possibilità?
  • Il problema principale come dite bene è costruire una buona mobilità, quindi favorire la partenza quanto il ritorno e l'afflusso di nuove persone. Ad esempio, perché non ripartire da una blue card europea (sul modello della green card americana) per favorire l'immigrazione qualificata. Mica possiamo pensare di attirare cervelli chiedendo loro di fare la coda in Questura per il permesso di soggiorno per una notte intera (in generale "forse" andrebbe andrebbero riviste tutte le politiche migratorie, ma questo è un altro discorso)!
  • Partire non è morire, ma rinascere. Detto questo se co fosse una mobilità sana fatta anche di attrazione di cervelli stranieri oltre che di maggiori opportunità per i nostri, l'intero sistema ne gioverebbe. Sicuramente meno burocrazia per gli stranieri e veri incentivi per assumere ricercatori!
  • Un buon sistema formativo: scolastico, universitario, di aggiornamento lavorativo, prevede la mobilità del sapere (materiale e mediale-virtuale) come parte integrante e qualificante di sé, strutturata e sistematica, e non come elemento di emergenza e costrizione.
    In questo senso la fluidità stessa dell'esperienza diventa limite e freno all'eventuale obbligatorietà che potrebbe imporsi.
  • Una mobilità positiva è possibile: il progetto Socrates Erasmus è stato in questi anni l'azione più incisiva non solo nella formazione bensì nel tentativo di creare cittadini europei aldilà della nazionalità. Purtroppo nel comune sentire dei giovani italiani di oggi la parola mobilità ha l'amaro sapore dell'emigrazione: un'emigrazione nuova, ricca (di speranze e competenze) che rappresenta un'emorragia grave in un sistema Italia vecchio e malato!

    I BRICS possono investire risorse economiche e materie prime; Germania, USA e le altre potenze occidentali, sebbene in netto stato di impasse, possono investire sulle risorse tecnologiche; l'Italia ha una ricchezza di altro tipo, forse la più preziosa: la materia umana, ma non è capace di investire in risorse umane!
    L'Italia sta costringendo un'intera generazione, quella che dovrebbe essere classe dirigente del presente e del prossimo futuro, a trovare fortuna e realizzazione all'estero.
    Ed un Paese che non investe nel proprio futuro è destinato ad estinguersi.

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