7 PUNTI IN 7 GIORNI: LA CRESCENTE DIVARICAZIONE DELLA RICCHEZZA
  • I “giovani” non hanno futuro sostanzialmente perché non hanno un (buon) lavoro. Non trovano un (buon) lavoro perché l’economia non cresce e non produce nuova occupazione. Noi veniamo da 30-40 anni in cui l’economia occidentale è cresciuta quasi costantemente, ma forse ci siamo abituati troppo bene e questo fortunato periodo storico non è necessariamente destinato a ripetersi. E allora come dare un futuro a questi “giovani”?
    Non vorrei che la questione, pur corretta, sia mal posta: parlare di problematiche dei “giovani” rispetto ad un ipotetico mondo degli “adulti” sposta l’attenzione da quello che è la vera, inquietante tendenza nelle vecchie economie occidentali così come nei paesi emersi (non più emergenti ormai da anni), ovvero la crescente divaricazione della ricchezza tra un primo gruppo costituito da pochi che hanno molto e tutti gli altri che hanno sempre meno. Questo processo rappresenta la negazione del welfare state progressivamente sviluppato dal dopoguerra, e tuttavia negli ultimi venti anni è esploso un po’ ovunque nel mondo sulla scia della globalizzazione economica, con effetti che a mio avviso non sono stati del tutto compresi nella loro pericolosità potenziale.
    I “giovani” non sono altro che una parte consistente dei molti soggetti più esposti a questo processo, vuoi per minore preparazione professionale, vuoi per carenza di contatti lavorativi preesistenti, ma non credo rappresentino in sé un problema diverso o circoscrivibile al di fuori della grande questione di porre un freno alla divaricazione della ricchezza in atto sia in Europa che altrove. L’amara realtà è che i “giovani” rappresentano buona parte del nuovo proletariato urbano – per usare qualche defunto termine novecentesco che tuttavia il nuovo (dis)ordine globalizzato sta ahimè riportando in auge – tanto quanto il cinquantenne impiegato con famiglia a carico che perde il lavoro.
    Per tornare alla domanda iniziale, è probabile che il futuro tanto dei giovani come dei meno giovani appartenenti a questo neo-proletariato risieda in una migliore redistribuzione della ricchezza, che a sua volta può rappresentare la chiave per far tornare a crescere in modo più sostenibile economie decotte, come quelle del sud Europa, che guarda caso sono generalmente quelle con maggiori differenze di censo al proprio interno.
    Sembrano essersi ricostituite le condizioni per la nascita, pur con forme diverse, di nuove bandiere rosse a vocazione europea o mondiale. E lo sta scrivendo qualcuno che non proviene da quell’area politica...
  • Si può cominciare eliminando quei blocchi all'assunzione a tempo indeterminato e che quindi causano il proliferare dei contratti atipici. Via l'art. 18, tanto per cominciare.

    Vanno in questo senso le politiche dell'attuale governo, che mirano ad aumentare il costo del precariato, ma non fanno abbastanza. Aumentare il costo del lavoro, ad ogni livello, vuol dire sempre disincentivare le assunzioni.

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