Il futuro nell'apprendistato
  • Sui territori si avverte forte la necessità di predisporre iniziative che tengano conto delle specificità locali, al fine di evitare azioni “calate dall’alto” che poi non corrispondono ai reali bisogni delle singole realtà.
    In Campania registriamo una uscita ritardata dai percorsi di studio. Quasi il 40% degli iscritti alle Università sono fuori corso. Questo vuol dire affacciarsi nel mondo del lavoro a 28-30 anni, ovvero essere difficilmente collocabile, anche se si è conseguito un elevato titolo di studio.
    Il contratto di apprendistato può rappresentare un ottimo strumento di ingresso nel Mercato del Lavoro, ma se si limita l’accesso ai giovani fino a 29 anni si rischia di tenere fuori una larga fetta di giovani.
    Sulla base di queste riflessioni, come forze sociali abbiamo condiviso con la Regione la necessità di prevedere una sperimentazione che, guardando concretamente alle difficoltà del nostro Mercato, prevede una deroga al principio dell’età anagrafica: si innalza il limite dei contratti di apprendistato professionalizzante a 32 anni e quello di apprendistato per alta formazione a 35 anni, con la possibilità di applicarlo anche presso gli studi professionali, prevedendo a tal fine intese con le Università, gli Ordini professionali, gli Enti Bilaterali e le parti sociali.

    Non potrebbe essere un modello esportabile in altre realtà territoriali che soffrono dei medesimi problemi?
    Non è forse uno strumento valido per innalzare la qualità professionale dei neo-lavoratori, che viene certificata in modo da essere spendibile nel Mercato del Lavoro?
  • Sono perfettamente d'accordo, tenuto conto che spesso chi va fuori corso o comunque finisce gli studi tardi non lo fa per piacere personale, ma spesso è gente che nelle università non ha conoscenze o deve lavorare durante il percorso o casi della vita costringono ai ritardi. Tenendo bloccato il limite a 29 anni, come ho detto in una discussione che ho aperto, si rischia di non dare futuro ad una grossa fetta della popolazione che rientra in questa generazione che va dai 30 ai 40 anni. Rischiamo di rimanere fuori da tutto solo perchè abbiamo scommesso in un futuro migliore e alla fine delle scuole medie non ci siamo abbassati ad essere ignoranti e per poter controbattere alle decisioni prese da chi ci vuol governare. So che se non riusciamo così a far prendere loro decisioni corrette abbiamo ancora una possibilità che è l'iniziativa popolare, strumento da troppo tempo inutilizzato, per portare in discussione in parlamento le problematiche che più ci toccano.

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