LE VOSTRE DOMANDE: DONNE, IMMIGRATI E TERRITORI
  • PRIMA DOMANDA. Angela Cipollone, ricercatrice
    Signor Presidente, come l’onorevole Enrico Letta ha accennato, negli ultimi giorni sul Forum dell’Arel si è parlato con i giovani delle problematiche legate alla condizione giovanile. Questa domanda è dunque frutto di questa intensa settimana dibattito.
    Dalla fotografia statistica emerge il contrasto tra l’evidente dinamismo femminile nel contesto dell’istruzione e la realtà nel mondo del lavoro dove i successi scolastici delle donne non si trasformano in successi di carriera. Investimenti in istruzione assumono così la forma di un immenso serbatoio di opportunità non utilizzate molto spesso a causa delle difficoltà nel conciliare i tempi del lavoro e i tempi della famiglia.
    Quali soluzioni potrebbero aiutare a sanare questa difficoltà?

    SECONDA DOMANDA. Vittorio Sangiorgio, imprenditore agricolo
    Buongiorno signor Presidente, le porto i saluti dei giovani della campagne italiane, i quali sentono il senso di responsabilità e di dovere che devono dare al paese in questo momento di profonda crisi. La mia riflessione parte dalle campagne italiane. Dalla campagne si cerca di tracciare una possibile traiettoria su cui l’Italia del domani potrebbe cominciare a muoversi, puntiamo su una leva strategica e competitiva che è l’italianità, soprattutto tentiamo di sostituire le economie di scala con quelle della qualità, diamo importanza alla relazione tra territori ed intersettoriale.
    Facciamo questo grazie a una leva che ci sembra fondamentale: la capacità innovativa dei giovani. È per questo, Presidente, che raccogliamo il suo appello fatto a Palermo, vogliamo prenderci questa responsabilità, vogliamo impegnarci.
    Chiedo quindi a lei e ai signori relatori cosa dobbiamo chiedere noi giovani alle Istituzioni per far sì che la grande energia giovanile possa innescare quella scarica adrenalinica di cui il paese ha bisogno?

    TERZA DOMANDA. Maria Salvador, giovane studentessa della scuola media superiore
    Buongiorno a tutti, sono Bea Salvador, sono nata a Roma ma ho origini filippine. Come straniera vorrei chiederle come possiamo noi, futuri cittadini italiani, aiutare il nostro paese, l’Italia, sia socialmente che politicamente.
  • Per l’UNIVERSITÀ risponde Maurizio FERRERA, professore ordinario di Politiche sociali e del lavoro all’Università di Milano

    Giovani donne, giovani italiani immigrati e territori.
    Mi sembra che queste tre espressioni ben sintetizzino l’esistenza di capitali non sufficientemente valorizzati, in parte sprecati, che potrebbero invece fornire la base non soltanto per una maggiore inclusione di chi troppo spesso ancora rimane ai margini dei circuiti lavorativi ed economici, ma anche per la ripresa, quella ripresa economica che è condizione necessaria per risolvere i problemi che oggi ci affliggono.
    Cominciamo dalle donne. Sappiamo che l’occupazione femminile in Italia è ai livelli più bassi di tutta l’Unione europea, questo vale anche per le giovani donne nel Nord. I dati del nostro paese infatti segnalano uno scarto anche in quelle zone geografiche di fasce di età nelle quali invece ci aspetteremmo di essere più in linea con l’Europa. Anche lì invece ci sono dei ritardi, dei buchi da colmare. Sappiamo inoltre che questa grande quantità di donne inattive in Italia lo è suo malgrado perché vorrebbe mettersi in gioco, partecipare al mercato del lavoro, vorrebbe ottenere un adeguato ritorno all’investimento fatto nella formazione. In parte si tratta di un problema che riguarda l’offerta, troppe donne sono ancora oggi intrappolate in casa perché non hanno la possibilità di conciliare le responsabilità famigliari che gravano ancora troppo sulle loro spalle. È chiaro dunque che qui si innesta un problema che riguarda anche gli uomini, le loro scelte, la loro cultura, ma che più in generale riguarda l’impossibilità delle famiglie italiane, quindi padri e madri, mariti e mogli, uomini e donne, di conciliare responsabilità domestiche e responsabilità lavorative.
    Io ebbi modo in queste sale, in occasione di una cerimonia che si tenne l’8 marzo per la Festa della donna, di sintetizzare quella che a mio avviso potrebbe e dovrebbe essere l’agenda per consentire una maggiore occupazione femminile.
    Ho pensato alla parola «fast» perché significa innanzitutto "veloce", perché abbiamo bisogno di promuoverla in tempi rapidi, ma anche agendo su fronti che sono indicati nelle lettere che la compongono: “f ” come famiglia, abbiamo bisogno di politiche efficaci a sostegno delle famiglie; “a ” come asili, “s ” come servizi, di conciliazione, servizi per l’assistenza degli anziani, eccetera; infine “t ” come tempi, perché in molti casi la conciliazione è caratterizzata da tempi troppo rigidi che ne impediscono l’utilizzo.
    Promuovere l’occupazione femminile è anche una questione di domanda. Quali sono i settori in cui si potrebbero creare nuove opportunità di lavoro per le giovani donne? Anche qui l’osservazione comparata potrebbe fornirci la risposta. Bisogna individuare quei settori che oggi, nell’economia italiana e nel mercato del lavoro italiano, sono sottosviluppati dal punto di vista di numero di posti di lavoro e che al contempo promettono di creare circoli virtuosi perché da un lato sono in linea con le condizioni socio-demografiche dell’Italia di oggi e dall’altro consentono di rispondere a quelle sfida connesse al processo di integrazione dei mercati e globalizzazione.
    Quali sono questi settori? Essenzialmente due.
    Il primo è quello della cosiddetta «nuova economia dei servizi», servizi alle imprese ma anche servizi alle famiglie, servizi sociali. In questo settore in Italia mancano circa un milione di posti di lavoro se ci paragoniamo ai grandi paesi come la Francia o la Germania. In parte questa mancanza di posti di lavoro è connessa alla difficoltà di finanziare i servizi tramite le risorse del bilancio pubblico ma si potrebbero trovare fondi di finanziamento attraverso partnership tra pubblico e privato.
    Il secondo settore è quello della «nuova economia dei territori». L’Italia è nota nel mondo per la qualità del suo clima, del suo patrimonio, del suo paesaggio ed è un peccato che questo non possa essere sviluppato attraverso politiche di valorizzazione per le quali però c’è bisogno di innovazione e creatività. È importante pensare a interventi sostenibili in grado di attirare risorse e consumatori dall’esterno. Il nostro turismo infatti non è adeguato alle potenzialità dei nostri territori dove peraltro si potrebbe trovare la possibilità di attrarre insediamenti non soltanto da parte di imprese ma anche da parte di quella classe creativa che può permettersi di lavorare da qualunque parte del mondo, potendosi avvalere del sostegno di quelle tecnologie informatiche e che cerca posti in cui la qualità della vita sia elevata.
    I giovani italiani immigrati sono il terzo patrimonio da valorizzare e ad oggi non sufficientemente valorizzato. Sappiamo che ci sono dei problemi particolari per i giovani immigrati nel percorso scuola-lavoro. Non sempre è per loro possibile sfruttare al massimo quei canali già deficitari nel nostro paese tra scuola e lavoro. In alcuni paesi europei si stanno sviluppando strategia mirate per inserire le seconde generazioni, per esempio attraverso attività di mentoring, di affiancamento a giovani immigrati particolarmente promettenti a scuola. Tutto questo in Italia si fa poco ed è un peccato perché tutte le ricerche economiche e sociali dimostrano come la compresenza di uomini e donne nelle associazioni governative tende a creare circoli virtuosi che accrescono il successo delle organizzazioni stesse; altrettanto avviene nel caso di quello che i francesi chiamano la «mixité», ovvero la combinazione di talenti, competenze, capacità connessi a entroterra culturali e familiari diversi.
    Per concludere credo che noi dovremmo chiedere al governo e a tutti coloro che possono contribuire a rilanciare il sistema-paese a contribuire a un nuovo corso che abbia tre colori: al centro il rosa per le giovani donne, poi il verde per i territori e l’agricoltura e tutto intorno l’arcobaleno, il colore della nuova Italia multietnica e multiculturale.

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