7 PUNTI IN 7 GIORNI: I PRIMI DELLA CLASSE
  • Serve ancora studiare? Se sì, cosa e come? In un’era di crisi del lavoro e di crollo dell’occupazione lo studio è ancora uno straordinario strumento di mobilità sociale come è stato, in Italia, dal dopoguerra in poi? È giusto legare maggiormente gli studi alle opportunità di lavoro? E la formazione è davvero ancora la leva fondamentale per la crescita?
  • Studia e avrai un futuro migliore. L'istruzione rende l'uomo libero. Ma chi ci crede oggi? Studiare sembra diventato un prender tempo prima dello schianto contro la realtà. Siamo noi ad essere poco curiosi, intrapendenti, coraggiosi?
    Bah, siamo una generazione nata nel benessere che deve abituarsi all'idea di vivere peggio dei propri genitori. Bisognerebbe accettare l'idea di rimboccarsi le maniche, essere testardi, non aver paura.
  • Il tema di oggi sembra calzante. E' di questa mattina il rapporto Almalaurea sui nuovi iscritti: nell'anno accademico 2010-2011 all'universita' si e' iscritto' meno di un diciannovenne su tre (29%). Negli ultimi otto anni le immatricolazioni sono diminuite del 15% e nel 2011 la meta' degli studenti (49%) e' risultata essere "stanziale", ha scelto, insomma, di studiare nella stessa provincia in cui ha ottenuto il diploma. Nel complesso, comunque, in Italia, fra il 2001 e il 2010 sono lievitate le lauree complessive passando da 172mila a 289mila. Come a dire: ci abbiamo creduto...ma ora... http://www.dire.it/DIRE-WELFARE/la_laurea.php?c=44323&m=10&l=it
  • Interessante anche l'articolo di Nicola Persico...
    Se così fosse bisognerebbe cominciare ad assecondare le necessità del mercato e della società e non quelle dello "spirito".
    Leggetelo qui: http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002930.html
    Cosa ne pensate?
  • Ancora una volta dò la colpa alla società, studiare è importante ma se c'è gente che compra lauree per rappresentare uno status sociale vuol dire che qualcosa non va bene.
    Penso sia giusto legare maggiormente gli studi alle opportunità di lavoro. Bisogna inanzitutto formare, rivedere gli istututi professionali. Sono sempre meno i buoni artigiani, mancano carpentieri, idraulici, falegnami. Nonostante tutte le norme contro gli incidenti sul lavoro il settore dell'edilizia resta un vero e proprio rebus. Ancora oggi ci sono lavoratori senza diritti. Spesso le peggiori mansioni sono svolte da extracomunitari. Il divario tra il lavoratore del settore pubblico e quello privato resta enorme. Bisogna incentivare la creatività dei giovani, i ragazzi hanno forza, hanno idee e imprevedibiltà. Un grande paese si vede da come vengono trattati i giovani e le donne.
  • Serve in che senso? Serve in generale? Per l'umanità? Sì, avoja. Serve individualmente per vivere decorosamente dal punto di vista economico? Dove? Qui, in Italia? Forse no, forse troppo spesso no. Però c'è chi non riesce a farne a meno, almeno un po', un pochino, un pochinino, è come una droga aaahhhhhh.
  • Certo che serve, il capitale umano è l'unico strumento per la crescita di lungo periodo del paese. Ma gli studi devono essere minimamente selettivi per poi avere un ruolo nel mercato del lavoro, come strumento di scelta. Come si può pretendere di avere un lavoro con una laurea con 110 se tanto tutti hanno 110 (la media per le magistrali è 108 http://miojob.repubblica.it/notizie-e-servizi/dossier/dettaglio/il-profilo-del-laureato/3730668)? Per dare un valore al titolo di studio, ridiamo valore ai voti da 18 a 30.
  • Indubbiamente, lo studio e la formazione sono indispensabili per la crescita del paese perché è proprio nel set di risorse e competenze (anche umane) delle imprese che vi è la fonte primaria del successo delle stesse. Il problema è che lo Stato non investe nella scuola, nella formazione dei giovani ma taglia sempre di più le spese per l'istruzione, per la ricerca.
    Come si può parlare di crescita e speranza per il futuro in un tale contesto?

  • @Andrea, concorderei, senonché i 110 e lode e i 30 e lode pareggiano tutti non per buonismo ugualitario, bensì perché le alte concentrazioni di votazioni alte portano finanziamenti alle università, fenomeno non solo italiano ma mondiale.
  • Ho due lauree vecchio ordinamento (lingue straniere 108/110, sociologia 110/110) sono Disaster Manager, Mediatore Civile....e tante altre cose, Cavaliere al merito, ho una onoreficenza....mi vergogno perfino di elencare tutti i titoli e la composizione del mio curriculum, sono pubblico dipendente (lavoro in una Provincia ente ora ritenuto inutile...perchè di fatto pochi ne conoscono le competenze) ho investito in una professionalità "pubblica", avuto quasi sempre più titoli dei dirigenti che mi dirigevano...ma fra me e loro restava sempre una differenza di almeno 4 mila euro al mese, lavoro da oltre venti anni (ne ho 47) e mi ritengo fortunata, per ora... perchè da un po' non dormo più la notte ...temo di diventare una prossima disoccupata "pubblica"....a 47 anni con una professionalità come la mia...poco si fa fuori....Cosa insegnare a mio figlio di 13 anni....già primo della classe....studia? e farai carriera come la mamma?....lui stesso ha già capito che la discrezionalità politica è così alta da determinare autostrade per alcuni...e strade ad ostacoli per altri....che dire....è difficile consigliare ad un ragazzino di studiare....la solita frase demagogica...studiare serve per te...Ormai non basta...bisogna lavorare...e lavorare per guadagnare bene se si vuole sopravvivere nel nostro sistema sociale ...Studiare non basta più specie in uno stato in cui il Governo tenta di togliere il valore legale dei titoli di studio asserendo (giustamente) che non tutte le facoltà universitarie rilasciano titoli aventi lo stesso valore...invece di metterle sotto osservazione e garantire università equamente valide per tutti in tutto il territorio italiano. Io sono per università valide per tutti (anche a numero chiuso) piuttosto che università elitarie per pochi.
    Sono ...molto ...molto preoccupata...si parla di merito...specie nella PA....ma la verità è un'altra per me....dismettere il servizio pubblico a favore del privato e non per garantire qualità al cittadino (almeno non sempre) ma per garantire nuovi profitti ai settori emergenti.
    Chi pagherà tutto questo?
  • L'ascensore rotto. Così l'Istat definisce bassa fluidità sociale di questo nostro Paese.
    è la solita storia: se sei figlio di un notatio molto probabilmente da grande sarai notaio, se tuo padre fa turni in fabbrica anche tu farai turni in fabbrica. Solo 8,5% (dati Istat, non invento nulla) di chi nasce da famiglia operaia ce la fa a diventare dirigente o a ricoprire incarichi importanti. E allora sono d'accordo con @Cristina perché non basta aprire l'università a tutti per dire che c'è parità di diritti e che l'istruzione è pubblica. Sempre più la buona istruizione è privata, sempre più c'è necessità di master, corsi all'estero e non sempre ci sono le borse di studio a consentirlo.
    Il Paese del nepotismo che si nasconde dietro la meritocrazia.
  • in questo momento di grande crisi...economica...politica...di ruoli e valori ho ideato questo acronimo:
    S.A.N.I. - Siamo Anche Noi Italiani
    Noi: persone personalmente e professionalmente oneste a disposizione di un Paese che fatica a "riconoscerle" e ad investire su di esse
  • La formazione è senza dubbio fondamentale.
    Molte sono però le criticità del tema, evidenziate anche e soprattutto dal rapporto Almalaurea.
    A mio avviso, anzitutto, alla formazione andrebbe affiancata l'esperienza, ossia la possibilità di mettere in pratica quanto si studia, già durante il percorso universitario. Sono le stesse università a dover insistere su questo tema, poichè ne va dei loro futuri dottori. Serve poi l'iniziativa da parte dello studente. Personalmente faccio parte di JECatt - Junior Enterprise dell'Università Cattolica di Milano: associazione studentesca che offe consulenza ad aziende ed enti in modo da rendere gli studenti protagonisti di progetti veri, dando loro formazione ed esperienza come retribuzione.
    Ritengo anche il percorso universitario, oltre che completato con le esperienze, vada incanalato nella giusta direzione. Vanno rafforzati quegli strumenti di orientameto che aiutano i giovani a capire cosa significhi svolgere una professione piuttosto che un'altra e quali caratteristiche/esperienze/competenze siano da possedere, di modo da accrescere motivazione e senso di responsabilità da parte degli studenti.
  • Nel testo si parla di una delle caratteristiche del sistema di istruzione e formazione che differenzia il nostro dagli altri Paesi, ossia la scarsa propensione a mescolare attività di studio ed esperienze lavorative.
    cosa è indispensabile fare per superare l'empasse in cui si trovano istruzione e formazione?
    le istituzioni scolastiche e formative dispongono di poche risorse, umane e materiali, incontrano ostacoli burocratici all'organizzazione di attività di alternanza scuola-lavoro, si trovano nella necessità di fare scelte di priorità... l'istruzione e la formazione diventano troppo spesso capitoli su cui far cassa anziché terreno su cui investire.
    Quali strumenti potrebbero contribuire oltre all'investimento di risorse? formazione iniziale e continua dei professionisti del settore? cos'altro?
  • Incentivare le Junior Enterprise, che sono associazioni (non profit) in cui noi studenti offriamo consulenza alle aziende, mettendo in pratica quello che studiamo sui libri.
    (www.jadeitalia.org). Incentivare vuol dire farle conoscere, aiutarle nella promozione e collaborare con il network affinchè possa offrire sempre più opportunità ai suoi associati.

    Aiutare gli studenti/imprenditori.

    Premiare enti, università, associazioni, fondazioni, che offrono ai giovani opoportunità in questo senso e che offrono servizi di orientamento sempre più mirati ad accrescere la motivazione dei ragazzi e la voglia di fare esperienza.

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