7 PUNTI IN 7 GIORNI: L'ETERNO STAGISTA
  • Gli stage sono la forma più comune di ingresso nel mercato del lavoro. Spesso celano abusi, sfruttamento, precarietà. Qual è la forma migliore per favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro? Perché la crisi dal 2008 ha penalizzato, più di ogni altro gruppo di cittadini, quelli più giovani con un aumento del tasso di disoccupazione per i ragazzi tra 15 e 29 anni del 5% negli anni 2008/2010? Come si recuperano i cosiddetti NEET giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione professionale, particolarmente presente nei centri urbani del Mezzogiorno e che, secondo le rilevazioni dell’Unione Europea, rappresentano nel nostro paese il 19% delle classi di età 15-24 anni?
  • Quando è usato nel modo corretto, lo stage risulta una buona formula e deve essere uno strumento ponte tra scuola e lavoro. Però è vero che in molti casi c'è un abuso di stage, ci sono aziende che li utilizzano anche al di fuori dei vincoli di legge, e alcuni ragazzi rimangono intrappolati in una sequenza infinita di stage. Ci vorrebbe più collaborazione tra aziende e scuole. Alla fine di un tirocinio dovrebbe esserci un contratto di apprendistato e infine l'indeterminato.
    Molti ragazzi nel mezzogiorno venivano via arruolandosi, facendo la cosiddetta ferma breve, per risolvere il problema dei NEET potremo prendere spunto da questa cosa. Utilizzare incentivi non solo per forze militari ma anche per creare figure professionali vacanti.
  • Lo stage se usato correttamente potrebbe aiutare subito i diplomandi e i laureandi ad arrivare sul mercato del lavoro con un curriculum più adeguato: lo stage. Indispensabili, però, nuove regole per renderlo uno strumento riservato ai soli studenti o neolaureati, da utilizzare per un periodo di tempo limitato, con rimborso spese, tutor e progetto formativo.
  • Vi racconto un po' di storia civile e vi faccio un esempio concreto dei nostri disagi....Sono un biologo specializzando e parlo del mio mondo perchè è quello in cui vivo: diplomata ragioniere e perito commerciale perchè allora ti dava la possibilità di lavorare, mi ritrovo a 18 anni a dover scegliere se rimanere disoccupata o iscrivermi all'università. Dopo tanti sacrifici, la tanto agognata laurea quinquennale in biologia e anche a questo punto il solito dilemma: se vuoi lavorare da biologo ti devi specializzare (altri 5 anni di preparazione e istruzione identica a quella medica, senza le stesse garanzie economiche, nè di diritto al lavoro). Durante questi anni di specializzazione ho frequentato università, ospedali ed ho vissuto i problemi interni convincendomi sempre più di una serie di cose: 1)in laboratori ospedalieri lavorano ormai pochi biologi perchè i loro posti son stati occupati da medici o da tecnici di laboratorio, nonostante io, come alcuni colleghi biologi, crediamo di avere la preparazione sia per divenire buoni dirigenti biologi, sia la manualità di buoni tecnici dal momento che abbiamo alle spalle ore di stage e di studio infinite; 2)negli ospedali i posti carenti nei reparti vengono ricoperti da personale in mobilità e non si aprono più concorsi; 3)facendo stage presso le strutture ospedaliere e universitarie, avremmo diritto a retribuzione congrua e a anni di contribuzione pagata dallo stato in quanto svolgiamo a tutti gli effetti lavoro di reparto, forse meglio dei colleghi medici in quanto all'inizio siamo seguiti dai dirigenti di reparto, contrariamente a loro che allo stato attuale si ritrovano a gestire reparti da soli, spesso con responsabilità alle spalle che creano problemi grossi di cui i tg ci portano a conoscenza; 4)durante il mio lavoro vengo a conoscenza di casi presi in extremis, specie ultimamente, perchè non viene fornita più assistenza sanitaria e la gente rinuncia alle cure mediche perchè altrimenti non mangia; I problemi che mi pongo e si pongono i colleghi sono: 1)se ci dicono che non c'è più posto per i biologi negli ospedali, per quale motivo si continua a far iscrivere centinaia di studenti presso il nostro corso di studio; 2)perchè non si mandano in pensione persone anziane che spesso non riescono a fare il nostro lavoro che è di grande precisione; 3)pagateci, perchè se un biologo avesse messo da parte 25.000euro l'anno x 5 anni, come il medico, sarebbe in grado di fare impresa e non cercherebbe lavoro pubblico; 4)ridate la sanità ai cittadini perchè uno stato sano è uno stato forte e ridate i soldi in mano di molti perchè solo così l'economia tornerà a crescere e le imprese torneranno a funzionare e inizieranno a pagare le tasse.
    Per il resto sono perfettamente d'accordo con Andrea, che parla dello stage, del tirocinio formativo purchè rimanga tale. Oggi purtroppo si tende sempre più a farlo divenire una forma alternativa di lavoro e questo non va: se non si ha certezza nel futuro non si possono costruire le basi per andare avanti e a breve questo porterà allo sfacelo: senza lavoro, costruire una famiglia diviene prerogativa di pochissimi eletti e si costruisce disparità anche qua, nella cosa più semplice e più importante: la prima società umana, la famiglia.

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